Arrivano gli ospedali di comunità, gestiti dagli infermieri

E’ stato formalizzato un Regolamento che definisce i nuovi standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, già previsto dalla spending review del 2012.  

Tra le novità importanti si registra una diminuzione di 3.000 letti in base ai nuovi standard del 3 per mille per gli acuti e dello 0,7 per mille per la lungodegenza e riabilitazione. Anche le case di cura privaterientrano in questa revisione: infatti dal 1 gennaio 2017 non potranno più essere accreditate quelle con meno di 60 letti per acuti, tranne per le monospecialistiche, che rientrano invece nella definizione della Regione di appartenenza.

Ma queste sono solo le novità più periferiche: infatti il Regolamento porta in sé una vera e propria rivoluzione della rete ospedaliera italiana. Ci saranno 3 livelli di ospedale, classificati in base allacomplessità e intensità di cura, con reti ospedaliere dedicate alle grandi patologie – infarto, ictus, malattie rare – oltre all’oncologia e pediatria. Il fine è ovviamente quello di ottimizzare la risposta terapeutica e assistenziale. In questo modo si prendono in attenzione le cosiddette patologie tempo-dipendenti, ovvero quelle per cui la rapida presa in carico, il fattore tempo insomma, risulta fondamentale: emergenza cardiologica (infarto),  traumi, ictus.

Anche per l’emergenza vengono definiti nuovi criteri: rivista l’intera rete anche qui, che comprende il 118, i punti di primo intervento, diversi tipi di Pronto Soccorso parametrati adesso per bacini di utenza e per tipologia geografica, con indicazioni specifiche per le sedi ospedaliere di zone disagiate.

Ma la novità che vogliamo qui mettere in primo piano è l’istituzione di ospedali gestiti dagli infermieri: si tratta di presidi di comunità che serviranno il processo di integrazione ospedale territorio, al fine digarantire la continuità delle cure e dell’assistenza.

All’ospedale di comunità viene affidato il mandato di interfacciarsi col presidio ospedaliero ordinario, senza però entrare nella rete ospedaliera, piuttosto inseriti nel governo dei distretti. Quale sarà la missione specifica degli ospedali di comunità? L’erogazione di  interventi sanitari potenzialmente erogabili anche adomicilio, ma per i quali, invece, il cittadino viene ospitato nel presidio a causa di impedimenti di vario tipo: familiari non disponibili o esauriti, trattamenti ripetuti nelle giornate che imporrebbero spostamenti quotidiani ripetuti, altro.

L’ospedale di comunità sarà gestito da infermieri, con 15-20 posti letto ciascuno. I trattamenti medicisaranno garantiti dai medici di medicina generale o pediatri, oppure da  medici dipendenti o convenzionati.

La gestione infermieristica permetterà l’ottimizzazione dei percorsi assistenziali, portando l’Italia  ai livelli organizzativo-assistenziali europei, ma soprattutto garantirà ai cittadini un’assistenza congruente ai propri bisogni, utilizzando appropriatamente i professionisti e le loro competenze. 

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