La gestione del bambino con bronchiolite

La bronchiolite è una infezione causata da un virus che determina un restringimento delle vie aeree causando un ispessimento dei bronchi con conseguente difficoltà a respirare. Tra le malattie respiratorie è quella che colpisce più spesso i bambini sotto l’anno di vita: approssimativamente un bambino su tre rischia di avere una bronchiolite nel primo anno di vita. Nella maggior parte dei casi la condizione si risolve spontaneamente, ma nel 2-3% dei casi la situazione è tale da richiedere il ricovero in ospedale dopo essere passati per il Pronto soccorso. Con questa Guida si vuole spiegare ai genitori quali sono i segni e i sintomi della malattia, e quali i segnali che devono indurre a chiamare il medico. In particolare si affronteranno i seguenti quesiti:

1. Che cos’è la bronchiolite?
2. Quali sono i segni e i sintomi della bronchiolite?
3. Che cosa devono fare i genitori se il bambino ha una bronchiolite?
4. In che cosa consiste la terapia in ospedale?
5. Come si può prevenire la bronchiolite?

Che cos’è la bronchiolite?

La bronchiolite è un’infezione virale frequente nei bambini sotto i due anni (in particolare sotto l’anno di età) che coinvolge la parte finale dei bronchi (i cosiddetti bronchioli terminali) provocandone l’infiammazione.

I bronchioli irritati essendo molto piccoli si riempiono di muco causando difficoltà a respirare. Il germe più spesso responsabile della malattia (70% dei casi) si chiama virus respiratorio sinciziale (RSV), ma molti altri virus respiratori possono causarla.

E’ VERO CHE LA BRONCHIOLITE È UNA MALATTIA CHE COLPISCE SOLO I BAMBINI PICCOLI?

FALSO. L’infezione da virus respiratorio sinciziale può colpire tutti, solo che mentre negli adulti e nei bambini più grandi l’infezione causa una sorta di raffreddore nei bambini sotto i due anni può causare difficoltà respiratoria a causa delle piccole dimensioni delle vie respiratorie, anche molto grave.

E’ VERO CHE LA BRONCHIOLITE È UNA MALATTIA FREQUENTE?

VERO. Circa il 15% dei lattanti sotto l’anno di vita si ammala di bronchiolite, soprattutto durante i mesi invernali. Si è visto infatti che sebbene non possa essere definita come malattia stagionale di fatto nel periodo da novembre a marzo si registra un aumento dei casi. Sembra inoltre che a pari età i maschi siano più a rischio di ammalarsi rispetto alle femmine.

E’ VERO CHE LA BRONCHIOLITE È UNA MALATTIA MOLTO CONTAGIOSA?

VERO. La malattia è molto contagiosa, e si trasmette per contatto diretto tramite saliva/secrezioni nasali di piccoli infetti. Dopo il contagio, si stima che il tempo d’incubazione duri in genere dai 6 ai 10 giorni prima che compaiano i sintomi. I bambini infetti possono trasmettere il virus anche dopo una settimana/10 giorni dall’avvenuto contagio.

E’ VERO CHE I BAMBINI PREMATURI HANNO UN RISCHIO PIÙ ALTO DI AVERE UNA BRONCHIOLITE?

VERO. I bambini nati prima del termine possono avere più problemi degli altri neonati in quanto il loro sistema immunitario non è completamente sviluppato e anche l’apparato respiratorio non è ancora in grado di espletare al meglio le sue funzioni. Oltre ai bambini prematuri sono ad alto rischio anche i neonati con una cardiopatia o una pneumopatia congenita.

Quali sono i sintomi e i segni della bronchiolite?

Inizialmente la bronchiolite sembra un comune raffreddore con naso chiuso, muco e talvolta febbre e tosse. Dopo alcuni giorni si può avere un peggioramento dei sintomi con aggravamento della tosse e comparsa di un respiro più affannato: si noterà il pancino del bambino fare su e giù velocemente e si sentirà un rumore (tipo sibilo) a ogni respiro del piccolo. Facendo fatica a respirare, il bambino non riesce a poppare al seno o comunque a prendere il latte dal biberon ed è più irritabile.
Nei casi più gravi si possono avere momenti di interruzione del respiro (vere e proprie apnee): in questi casi è importante contattare subito il medico. L’evoluzione dei sintomi può essere molto rapida quindi è importante tenere sotto controllo il bambino e nel caso non esitare a portarlo dal medico.
Di seguito sono descritti alcuni sintomi che se presenti (anche uno solo), indicano di portare il bambino al Pronto soccorso:

  • difficoltà respiratoria (aumento della frequenza respiratoria >60 atti respiratori/minuto, rientramenti all’altezza del giugulo, rientramenti intercostali, rumori respiratori);
  • apnea o cianosi (il bambino presenta la cute, specie del viso e intorno alle labbra, di colore bluastro);
  • riduzione dell’alimentazione del 50-75% rispetto al solito;
  • disidratazione (i pannolini si presentano asciutti per 12 ore).

E’ VERO CHE LA BRONCHIOLITE CAUSA PROBLEMI RESPIRATORI ANCHE A LUNGO TERMINE?

FALSO. Il bambino con bronchiolite può avere tosse e respiro rumoroso per alcune settimane, ma gradualmente la situazione tende a normalizzarsi senza lasciare conseguenze. Occorre però segnalare che la bronchiolite sembra essere associata a un aumento del rischio di malattie respiratorie croniche, compresa l’asma, anche se non è chiaro se esista una vera e propria relazione di causa-effetto.

E’ VERO CHE PER RICONOSCERE LA BRONCHIOLITE OCCORRE SEMPRE SOTTOPORRE IL BAMBINO A UNA RADIOGRAFIA DEL TORACE?

FALSO. Il medico per poter fare la diagnosi di bronchiolite non ha bisogno né di una radiografia del torace né di esami di laboratorio (esame del sangue) ma è sufficiente che faccia una accurata visita raccogliendo una serie di informazioni dai genitori. In particolare il medico ha bisogno di sapere l’età del bambino, se è nato prematuro, quali sono i sintomi e da quanto tempo sono comparsi. L’esame del sangue ed eventualmente la radiografia del torace potrebbero essere richiesti in casi particolari se si vuole identificare il virus responsabile dell’infezione o nei casi più gravi in cui ci sia il sospetto di complicazioni per esempio una polmonite.

E’ VERO CHE TUTTI I BAMBINI CON BRONCHIOLITE HANNO LA FEBBRE?

FALSO. Nella maggior parte dei casi il bambino con bronchiolite ha una leggera febbricola ma l’assenza di febbre non esclude la diagnosi, mentre la comparsa di una febbre alta richiede approfondimenti per escludere per esempio una polmonite.

Che cosa devono fare i genitori se il bambino ha una bronchiolite?

Innanzitutto è molto importante cercare di tenere il nasino pulito eseguendo lavaggi nasali e allattare di frequente oppure offrire il biberon più spesso del solito così da far fare al bambino piccoli pasti ma frequenti. In caso di febbre e su consiglio del medico si può somministrare paracetamolo al dosaggio raccomandato per età e peso del bambino.
I genitori fumatori devono assolutamente evitare di fumare in casa e soprattutto in presenza del bambino. In genere questi comportamenti sono sufficienti per vedere un miglioramento nel giro al massimo di un paio di settimane. Tuttavia in caso di bambini molto piccoli potrebbe essere necessario il ricovero.

E’ VERO CHE SE IL BAMBINO VA IN APNEA DEVO CHIAMARE IL 118?

VERO. La presenza di apnee cioè di pause respiratorie è un segno che deve indurre il genitore a chiamare il 118 perché potrebbe essere necessario un ricovero. In particolare i genitori non dovrebbero sottovalutare segni come:
– grave difficoltà respiratoria;
– comparsa di colore bluastro in prossimità delle labbra o della lingua;
– incapacità del bambino a bere e alimentarsi protratta per due o tre pasti successivi.
Secondo alcuni studi il rischio di apnea c’è soprattutto in bambini che hanno già avuto una apnea, in bambini sotto il mese di vita e in quelli nati prematuri.

E’ VERO CHE I LAVAGGI NASALI SONO UNA BUONA TERAPIA DI SUPPORTO?

VERO. I lavaggi nasali con soluzione salina vanno effettuati regolarmente (tutti i giorni anche più volte al giorno), così da ridurre l’ostruzione nasale e facilitare la respirazione e la nutrizione. Per effettuare il lavaggio nasale si possono usare o i flaconcini monodose disponibili in commercio oppure si può prelevare la soluzione fisiologica da un contenitore più grande (in commercio vendono contenitori anche da 500 ml di soluzione fisiologica) con una siringa senza ago. Il bambino deve essere messo sdraiato sul letto o sul fasciatoio con il capo inclinato da un lato, si inserisce la siringa senza ago nella narice più lontana dalla superficie di appoggio e si spruzza il liquido.
Se il lavaggio è effettuato correttamente si osserverà l’acqua uscire dalla narice opposta. 
Si ripete quindi il lavaggio dall’altro lato.
Nei bambini più grandi l’operazione può essere effettuata facendo stare il bambino seduto.

E’ VERO CHE DURANTE E DOPO UN EPISODIO DI BRONCHIOLITE PUÒ RIDURSI O ANDARE VIA IL LATTE ALLA MAMMA?

VERO. Durante la malattia il lattante tende a poppare con minor vigore e pertanto non riesce a svuotare il seno materno a ogni pasto, come di consueto. Ciò nel tempo determina in modo automatico la riduzione del latte prodotto dalla mamma. Le poppate frequenti, anche se di durata ridotta sono in genere già un modo efficace sia per garantire l’alimentazione necessaria sia per mantenere la produzione materna. Ma se la difficoltà del bambino ad alimentarsi persiste, può essere utile raccogliere un po’ di latte al termine delle poppate (almeno da un seno alla volta), in modo da stimolare la produzione materna.

In che cosa consiste la terapia in ospedale?

Qualora sia necessario portare il bambino in ospedale, viene aiutato prima di tutto a respirare somministrandogli ossigeno umidificato e riscaldato, in genere tramite piccole cannule nasali. Inoltre viene controllato lo stato di idratazione e, se il bambino è disidratato, gli vengono forniti liquidi o tramite una sondina naso-gastrica o oro-gastrica, o eventualmente per via endovenosa. Attualmente non ci sono farmaci sicuri in grado di agire direttamente sul virus quindi la terapia è sostanzialmente di supporto e il ricovero dura in genere una settimana.

E’ VERO CHE ALL’ARRIVO IN PRONTO SOCCORSO VIENE MISURATA SUBITO L’OSSIGENAZIONE?

VERO. In tutti i bambini che arrivano in Pronto soccorso con sospetto di bronchiolite viene misurata l’ossigenazione posizionando uno strumento (che si chiama saturimentro) sul dito del bambino. La misurazione non è dolorosa e consente di capire se è necessario il ricovero: i bambini con ossigenazione inferiore al 90-92% vengono ricoverati; se invece il dato è superiore al 90-92% il ricovero dipenderà dalle condizioni cliniche generali e dalla presenza di fattori che aumentano il rischio di aggravamento come l’età inferiore all’anno di vita, la prematurità, o condizioni come l’immunodeficienza e le malattie cardiopolmonari.

E’ VERO CHE IN OSPEDALE VIENE SOMMINISTRATA UNA TERAPIA ANTIBIOTICA AI BAMBINI CON BRONCHIOLITE?

FALSO. La bronchiolite è una malattia di origine virale quindi gli antibiotici non vanno somministrati. Tuttavia in alcuni casi potrebbe esservi una sovrainfezione di tipo batterico che va trattata con l’antibiotico.

Come si può prevenire la bronchiolite?

Per prevenire l’infezione si raccomanda di applicare alcune norme igieniche: in particolare lavare spesso le mani ed evitare che indumenti, asciugamani, stoviglie o altri accessori del neonato vengano a contatto con quelli di altre persone, soprattutto se raffreddate. I fratelli maggiori se raffreddati non dovrebbero avvicinarsi al fratellino soprattutto se ha meno di un anno di vita. Inoltre per ridurre i rischi è utile non frequentare ambienti molto affollati almeno nei primi mesi di vita e se possibile fino all’anno.
Infine si raccomanda di non fumare in casa soprattutto in presenza dei bambini.

E’ VERO CHE È POSSIBILE VACCINARE IL BAMBINO PER PROTEGGERLO DALLA BRONCHIOLITE?

FALSO. Non esiste un vaccino che tuteli il bambino dal virus respiratorio sinciziale, principale agente responsabile della bronchiolite. La cosa migliore da fare quindi, è stare attenti a seguire le principali norme igieniche (vedi sopra).
D’altro canto, nei bambini pretermine, o che hanno cardiopatie congenite o altre patologie polmonari, verrà prescritto dal pediatra un’apposita profilassi con un farmaco che riduce il rischio di contrarre la malattia.

E’ VERO CHE FUMARE IN GRAVIDANZA AUMENTA IL RISCHIO DI BRONCHIOLITE NEL NASCITURO?

VERO. Secondo alcuni studi sembra che i bambini nati da madri fumatrici sono più esposti alla bronchiolite nei primi mesi di vita poiché l’esposizione in utero al fumo di sigaretta va ad alterare la struttura del tessuto polmonare aumentando il rischio di malattia nel neonato.

Clicca per votare questo articolo!
[Voti: 0 Media: 0]

Leave a Reply